Intervista ad Alfredo Aglietti, neotecnico della Primavera
Il nuovo allenatore della Primavera blucerchiata si presenta: «La Samp è una grande opportunità. L'obbiettivo? Far crescere i nostri ragazzi senza ansie e guardando al futuro».

Cinque stagioni in crescendo nelle serie minori (Rondinella, Sestese, Viareggio) e tante richieste, ma lei non ha avuto dubbi a impegnarsi con la Primavera della Sampdoria. Come mai?
«Ho accettato subito la proposta della Samp. Oggi come oggi il campionato Primavera è come se non fosse più settore giovanile. La situazione è cambiata rispetto a qualche anno fa: adesso c’è grande visibilità, le squadre sono più forti e in questa competizione giocano ragazzi di assoluto valore. Ripeto, venire lavorare qui, anche se coi giovani, significa aver fatto un grosso passo in avanti».
Raccoglierà un'eredità pesante, quella di Fulvio Pea, che nelle ultime due annate ha vinto praticamente tutto.
«Sì, certamente e ne sono consapevole. Ma il nostro compito è più che altro quello di guardare avanti, senza pensare ai nostri predecessori e a ciò che di buono è stato fatto da Pea e da chi c'era prima. Di sicuro rispetto agli ultimi anni faremo qualche accorgimento, ad esempio nel modulo. L'obbiettivo primario è fare crescere i ragazzi: dobbiamo farlo senza fretta né ansie e non beandoci dei successi del passato».
Parlava di modulo. Ha già in mente una formazione-tipo sul modello di quella di Del Neri?
«Direi di sì. Sono cambiate tante cose, tra cui l'allenatore della prima squadra: una novità che equivale ad un'ulteriore rivoluzione tecnica. Innanzitutto posso dire che in difesa lavoreremo su una linea a quattro e sarà un cambiamento importante rispetto alla "tre" che si utilizzava in precedenza. Anche davanti vedremo di studiare qualche soluzione interessante, cercando di privilegiare la qualità del gioco. E in tal senso, con la giusta calma, valuteremo insieme alla società le scelte migliori da effettuare sul mercato per cercare di rinforzare la squadra».
Qualche rinforzo potrebbe essere già in casa, magari in quegli Allievi Nazionali di Tufano, reduci da una stagione memorabile?
«Ho visto grande qualità negli Allievi, dove ci sono tre o quattro elementi di livello che potrebbero rendersi utili in chiave Primavera. Il loro inserimento in gruppo avverrà comunque gradualmente. Non dimentichiamoci che sono ragazzi giovanissimi, del '92, e che anche loro dovranno crescere con calma, senza ansie e patemi».
A proposito di giovanissimi blucerchiati, suo figlio Mattia, 12 anni, ha una grande passione…
«Già, è vero. È tifoso della Sampdoria. Qualche anno fa si era innamorato di Flachi e della maglia e da allora è rimasto sampdoriano. Qui da queste parti, in Toscana, non ce ne sono tanti tifosi doriani e in un mondo del calcio in cui i bambini tifano per le squadre che vincono, l'Inter, la Juve, il Milan, sono contento che Mattia abbia invece scelto un altro tipo di passione, più sofferta e quindi più vera».
Nella foto Pegaso, il neomister Alfredo Aglietti tra i trofei della storia blucerchiata
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