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Storia

Storia

1946-1951

Il 12 agosto 1946, nello studio genovese del notaio Bruzzone, nasce ufficialmente l’Unione Calcio Samp-Doria. Il nuovo club è frutto della fusione tra due società cittadine – la biancorossonera Ginnastica Comunale Sampierdarenese (1891) e la biancoblu Ginnastica Andrea Doria (1895) – e si iscrive al campionato di Serie A. La nuova formazione dalla maglia blucerchiata conquista subito apprezzamenti e simpatie e fa del gioco offensivo la sua arma migliore. Giuseppe “Pinella” Baldini, Adriano “Nano” Bassetto e Renato Gei compongono il cosiddetto “attacco atomico”: tecnica, intesa e goal a grappoli consentono alla Sampdoria di raggiungere piazzamenti dignitosi, impreziositi dal quinto posto della stagione 1948/49. Alla presidenza si alternano inizialmente Piero Sanguineti e Amedeo Rissotto, succeduti nel 1947 da Aldo Parodi.

1951-1956

Esaurita la spinta dei suoi primi bomber, seppur senza slanci nè particolari sofferenze, la Sampdoria si consolida nel massimo campionato. La dimensione di club da medio-bassa classifica ha un cambio di rotta a partire dal 1953, quando a Parodi succede l’armatore Alberto Ravano, detto il “Comandante”. Le ambizioni del nuovo presidente coincidono con quella della sempre più numerosa tifoseria, che ritrova entusiasmo per numerosi acquisti rivelatisi azzeccati: su tutti lo stopper Gaudenzio Bernasconi, la mezzala Mario Tortul e soprattutto il bomber italo-sudafricano Edwing “Eddie” Firmani, pagato al Charlton sessanta milioni di lire.

1956-1961

A parte un dodicesimo posto (1957/58), i blucerchiati si attestano nelle zone nobili della classifica del massimo campionato italiano. I grandi colpi di mercato da parte di Ravano continuano: nel 1956 viene ingaggiato Ernst Ocwirk, regista e capitano dell’Austria, nel 1958 Ernesto “Tito” Cucchiaroni, ala sinistra argentina, nel 1959 Lennart Skoglund, centravanti svedese, nel 1960 Sergio Brighenti, punta di diamante della Nazionale azzurra. Grazie a tali innesti nell’annata 1960/61 la Sampdoria raggiunge il quarto posto alle spalle di Juventus, Milan e Inter e il primo storico piazzamento europeo. Lo stesso Brighenti, con la bellezza di 28 reti, si laurea capocannoniere del campionato.

1961-1966

Malgrado l’eccellente risultato, dopo l’indigesta – alla piazza – cessione di Bruno Mora alla Juventus (autunno 1960), Ravano lascia la guida societaria a Glauco Lolli Ghetti (1961), il quale non riesce a mantenere le promesse di Scudetto e, anzi, avvia i blucerchiati ad un netto ridimensionamento prima di lasciare a Enrico De Franceschini (1965). Nei sedicesimi di Coppa delle Fiere 1962/63 la Sampdoria debutta con due vittorie contro i lussemburghesi dell’Aris Bonnevoie, ma esce di scena subito dopo per mano dei blasonati ungheresi del Ferencvaros. I piazzamenti in campionato lasciano l’amaro in bocca ai tifosi, che nel giugno 1964 invadono San Siro per lo spareggio-salvezza vinto contro il Modena (2-0, goal di Paolo Barison e Giancarlo Salvi). La retrocessione, però, è solo rimandata e nel 1965/66 si registra la prima caduta in Serie B.

1966-1971

Il nuovo presidente Arnaldo Salatti provvede a confermare Fulvio Bernardini, chiamato dal suo predecessore nel corso della sfortunata stagione precedente per affiancarlo a “Pinella” Baldini. Rinforzata la squadra – su tutti gli ingaggi di Roberto Vieri e Fulvio Francesconi -, il “Professore” riporta la Sampdoria in Serie A al termine di una memorabile cavalcata. Nel 1968 un altro cambio al vertice: ecco Mario Colantuoni. L’“Avvocato di campagna” non cambia il trend degli ultimi tempi ma d&ggrave; il la ad una sorta di “operazione simpatia”, capace di esportare fuori dai confini liguri l’immagine di una realtà pulita e leale. Alle cessioni di lusso – Vieri, Francesco Morini, Romeo Benetti, Mario Frustalupi – fanno da contraltare acquisti del calibro di Giovanni Lodetti e Luis Suarez e le esplosioni di giovani come il libero Marcello Lippi e il centravanti Ermanno Cristin.

1971-1976

L’obiettivo primario dei blucerchiati è la salvezza, traguardo raggiunto non senza affanni, spesso e volentieri all’ultima giornata, come nel caso del campionato 1972/73, col successo nella Torino granata firmato dal giovane mediano Loris Boni. Nell’estate del 1973 sulla poltrona di numero uno siede Giulio Rolandi, il quale resta di fatto in carica per una sola stagione prima del ritorno di Lolli Ghetti (1974). Ripescata al termine della stagione 1973/74 per via di una presunta combine tra Foggia e Verona, la Sampdoria prosegue indenne nel suo complicato cammino stagionale verso la sopravvivenza con un dodicesimo (1974/75) e un tredicesimo posto (1975/76). Ma il baratro è dietro l’angolo.

1976-1981

Il perdurare della politica delle cessioni eccellenti unito ai mancati investimenti conducono i blucerchiati ad una nuova retrocessione. Malgrado la scoperta del giovane ma discontinuo astro nascente Alviero Chiorri, al termine dell’annata 1976/77 la Sampdoria si ritrova nuovamente in cadetteria. Le difficoltà incontrate nell’avvio di stagione successivo, costringono Lolli Ghetti alle dimissioni. Nel febbraio 1978 la carica viene assunta da Edmondo Costa, presidente senza oneri economici, di transizione, in attesa di un vero compratore che arriva nel 1979 e si chiama Paolo Mantovani. Il 3 luglio di quell’anno il petroliere d’origini romane promette dapprima la Serie A quindi lo Scudetto. La scalata, però, è in salita e la ricostruzione graduale. Nel 1980, intanto, la Sampdoria ha una sua nuova casa: il 14 febbraio a Bogliasco viene inaugurato il “Gloriano Mugnaini”, il centro sportivo blucerchiato intitolato alla memoria dello storico medico fondatore del tifo organizzato.

1981-1986

Con il quarto allenatore in poco più di due stagioni, Mantovani raggiunge il suo scopo primario: la promozione. Nel 1981/82, dopo cinque lunghi anni di purgatorio, la Sampdoria di mister Renzo Ulivieri torna nella massima categoria. Nel frattempo il presidente comincia l’allestimento di un prezioso mosaico che, tassello dopo tassello, arriva a conquistare, con Eugenio Bersellini in panchina, il primo trofeo della storia della società: la Coppa Italia 1984/85 nella doppia finale contro il Milan. Grazie alla collaborazione col general manager Borea, di blucerchiato si vestono nell’ordine Luca Pellegrini, Alessandro Scanziani, Roberto Mancini, Trevor Francis, Liam Brady, Ivano Bordon, Pietro Vierchowod, Fausto Pari, Gianluca Vialli, Fausto Salsano, Moreno Mannini e Graeme Souness, creando il giusto mix tra campioni affermati e giovani emergenti alla base di un ciclo straordinario, capace di riscuotere consensi unanimi e risultati tangibili anche in campionato: settimo posto (1982/83), sesto (1983/84) e quarto (1984/85)

1986-1991

L’avvento in panchina del tecnico jugoslavo Vujadin Boskov, il “Labbro di Novi Sad”, e gli ulteriori innesti di Toninho Cerezo, Gianluca Pagliuca e Attilio Lombardo conferiscono alla squadra la sfrontatezza e l’internazionalità necessari per compiere il grande salto. Ai due successi di fila in Coppa Italia (1987/88 contro il Torino e 1988/89 contro il Napoli), si affiancano due finali consecutive di Coppa delle Coppe: a Berna contro il Barcellona (1989) arriva una sconfitta, a Göteborg contro l’Anderlecht (1990), grazie a una doppietta di Vialli nei supplementari, capitan Pellegrini e soci festeggiano il primo trionfo in Europa. La società e il pubblico diventano esempi di stile e sportività in tutto il mondo, i “Gemelli del Gol” Vialli e Mancini compongono una coppia formidabile e la consapevolezza nei propri mezzi non può che aumentare. La gioia più grande esplode al “Luigi Ferraris” il 19 maggio 1991: battendo il Lecce per 3-0, la Sampdoria si laurea campione d’Italia con una giornata d’anticipo mentre Vialli è capocannoniere del campionato con 19 reti.

1991-1996

La stagione 1991/92 si apre con la conquista della Supercoppa Italiana (contro la Roma), ma i sogni di un bis tricolore vengono presto abbandonati. Di contro, il cammino in Coppa dei Campioni è a dir poco esaltante. Eliminati Rosenborg e Honved, i blucerchiati primeggiano nel girone con Stella Rossa, Anderlecht e Panathinaikos e trovano in finale ancora il Barcellona. A Wembley, nei tempi supplementari, la spuntano immeritatamente i catalani: la punizione di Koeman al 112′ gela trentamila tifosi sampdoriani giunti a Londra e sancisce la fine di un ciclo. Partono Boskov, Vialli, Pari e Cerezo; in panchina va lo svedese Sven-Göran Eriksson, in campo molti giovani. I risultati non arrivano e Paolo Mantovani, agli albori della nuova stagione, stupisce tutti portando a Genova Ruud Gullit, Alberigo Evani e David Platt. A causa di un male incurabile, il presidente scompare il 14 ottobre 1993. Gli succede il figlio Enrico, il quale conquista prima una prestigiosa terza piazza e la quarta Coppa Italia (contro l’Ancona) e poi due ottavi posti.

1996-2001

Malgrado gli sforzi economici profusi e i numerosi campioni vestitisi di blucerchiato in quegli anni – da Sinisa Mihajlovic ad Ariel Ortega, passando per Enrico Chiesa, Clarence Seedorf, Christian Karembeu, Vincenzo Montella, Juan Sebastián Verón e Alain Boghossian -, Enrico Mantovani fatica a mantenere la Sampdoria ai livelli ambiziosi del padre. L’addio della bandiera Mancini a fine stagione 1996/97, oltre a un vuoto tecnico incolmabile, lascia strascichi pesanti sul piano dei rapporti tra una parte della tifoseria e la proprietà. A seguito anche di una programmazione anticipata per via della partecipazione all’Intertoto e l’esonero temporaneo di Luciano Spalletti -, aggravati tra l’altro da svariati torti arbitrali -, la Sampdoria retrocede nuovamente in Serie B. Nelle due stagioni successive (1999/00 e 2000/01) i tentativi di risalita vengono vanificati da altrettanti quinti posti consecutivi e acuiscono la crisi.

2001-2006

Nell’estate del 2001 la Sampdoria versa in gravissime difficoltà economiche al punto che soltanto la cessione di Simone Vergassola al Torino consente l’iscrizione al campionato cadetto. La squadra stenta e raggiunge a fatica la salvezza ad un passo dal baratro della terza serie. Nel frattempo, il 20 febbraio 2002, dopo un tentativo di truffa da parte di un sedicente sceicco saudita, il petroliere Riccardo Garrone – già sponsor dell’epoca d’oro con il marchio ERG – rileva il pacchetto azionario. Dopo aver risanato i conti, il presidente avvia una rifondazione totale: al nuovo direttore generale Giuseppe Marotta e a mister Walter Novellino viene affidato il compito di allestire una formazione in grado di raggiungere subito la Serie A e di rilanciarsi nel massimo campionato. Grazie alla conferma di Francesco Flachi e agli acquisti, tra gli altri, di Fabio Bazzani, Sergio Volpi e Angelo Palombo, il 2002/03 si conclude con una trionfale promozione mentre nelle stagioni a seguire i blucerchiati sfiorano prima la qualificazione UEFA (2003/04), poi quella Champions League (2004/05), ma tornano comunque sui palcoscenici europei.

2006-2011

L’ultimo anno di Novellino (2006/07) coincide con l’addio di Flachi e l’esplosione di Fabio Quagliarella, ma con un nono posto che significa Intertoto. Col nuovo allenatore Walter Mazzarri ritornano i grandi nomi – Montella, Antonio Cassano e Giampaolo Pazzini – e arrivano un sesto posto (2007/08) e una sfortunata finale di Coppa Italia (persa ai rigori contro la Lazio nel 2008/09). Ad un memorabile 2009/10 targato Luigi Del Neri, impreziosito dal quarto posto che significa preliminari di Champions League e dal record di punti in Serie A (ben 67), per capitan Palombo e compagni segue un 2010/11 da incubo. Fuori dalle coppe (prima dalla Champions per un soffio ad opera del Werder Brema, poi dall’Europa League e dalla Tim Cup), la Sampdoria si ritrova improvvisamente a fare i conti con la lotta per non retrocedere, scoprendosi ogni giorno più debole fino alla quarta discesa in B della propria storia.

2011-2016

Dalla caduta, la Sampdoria fatica a rialzarsi. Malgrado la discesa in campo in prima persona di Edoardo Garrone nelle vesti di vicepresidente vicario e una corposa campagna di rafforzamento portata avanti dal nuovo d.s. Pasquale Sensibile, la formazione di Gianluca Atzori non riesce a calarsi nella mentalità della categoria. A metà novembre la guida tecnica viene affidata a Giuseppe Iachini, il quale, complice una fruttuosa rivoluzione nel mercato di gennaio, conduce la squadra al sesto posto al termine di una rincorsa memorabile.

Nella semifinale playoff il Doria liquida il Sassuolo (2-1 a Marassi, 1-1 al “Braglia”) per poi trionfare in finale contro il Varese (3-2, 0-1) e “tornare A casa” grazie ai goal dei due uomini simbolo della rinascita: capitan Daniele Gastaldello e bomber Nicola Pozzi. L’estate 2012 porta l’arrivo dell’amministratore delegato Rinaldo Sagramola e un nuovo cambio d’allenatore: Ciro Ferrara prende il comando blucerchiato e, dopo aver conquistato il Trofeo “Gamper” in casa del Barcelona, comincia il campionato nel migliore dei modi, ammortizzando immediatamente il peso di un punto di penalizzazione in classifica (assegnato per la vicenda calcio-scommesse).

In autunno, una lunga serie di risultati negativi, interrotta soltanto dal trionfo nel derby della Lanterna (3-1), induce la società a ribaltare il quadro tecnico: Sensibile e Ferrara lasciano scrivania e panchina rispettivamente a Carlo Osti e Delio Rossi. Il mister romagnolo, vincendo a Torino contro la quasi imbattibile Juventus, dà il la ad una seconda parte di stagione di alti e bassi ma sostanzialmente tranquilla, caratterizzata dalla scomparsa del presidente Riccardo Garrone (21 gennaio) e dalla nomina in sua vece del figlio Edoardo (28 febbraio 2013).

Puntare ancora su Rossi per la stagione 2013/14 si rivela a posteriori una scelta errata: a metà novembre la Sampdoria naviga in piena zona retrocessione e a Corte Lambruschini si pensa ad un nuovo ribaltone. Qualche tempo prima di separarsi dall’a.d. Sagramola, Garrone sceglie Sinisa Mihajlovic, il cui impatto è straordinario. Dopo l’arrivo dell’ex commissario tecnico della Serbia, i blucerchiati si risollevano con grinta e organizzazione, conquistando la stracittadina di ritorno (gol del rientrante Maxi López) e raggiungendo una salvezza insperata per tempi e modi. Riconfermato Mihajlovic, il 12 giugno 2014 la maggioranza del pacchetto azionario viene ceduta al produttore cinematografico Massimo Ferrero, un cambio che pone fine all’era Garrone cominciata nei primi mesi del 2002.

Il primo anno del nuovo corso, con Mihajlovic confermato alla guida, si conclude con un ottimo settimo posto, che vale l’accesso al terzo turno preliminare di Europa League. Partito il serbo, Ferrero affida la panchina a Walter Zenga e allestisce una rosa competitiva, ma la sconfitta europea con il Vojvodina, la conseguente eliminazione dalla coppa e un avvio di stagione altalenante convincono il presidente a cambiare.
Con l’arrivo di Vincenzo Montella e l’eccellente cessione di Eder Citadin Martins il trend resta piuttosto deludente: i blucerchiati raggiungono infatti l’obiettivo minimo – la salvezza – soltanto alla penultima giornata.

2016-2021

Per il campionato 2016/17 il presidente Massimo Ferrero decide di puntare su Marco Giampaolo che, dopo un avvio tra alti e bassi vince il derby della Lanterna – bissando il successo nel girone di ritorno, come non succedeva in Serie A dalla stagione 1959/60 – e conquista la tifoseria blucerchiata. Grazie ad un grande gioco corale, che esalta le qualità degli attaccanti Fabio Quagliarella, Luis Muriel e Patrick Schick, la squadra conclude la stagione nella parte sinistra della classifica, staccando i rivali cittadini e ottenendo diversi risultati storici come il doppio successo a San Siro con Inter (1-2) e Milan (0-1).

Salutato capitan Angelo Palombo – entrato a far parte dello staff dello stesso Giampaolo -, la fascia finisce presto sul braccio del bomber Quagliarella. L’attaccante onora al meglio la responsabilità, siglando gol come mai prima e trascinando il gruppo in un’esaltante prima parte del campionato 2017/18, durante la quale fa faville in coppia con il compagno di reparto Dúvan Zapata. Il Doria termina il suo torneo al decimo posto per il secondo anno di fila, aumentando però il monte-punti portato da 48 a 54.

Per il terzo anno di seguito alla guida, Giampaolo mantiene intatti i suoi principi di gioco ma con giocatori ancora una volta diversi. Dopo il traumatico rinvio dell’esordio in campionato per la tragedia di Ponte Morandi e la sconfitta con l’Udinese, la Samp ingrana la marcia e conduce un grande girone d’andata. Nel mercato di gennaio il ritorno di Manolo Gabbiadini serve a dare man forte all’attacco e ad un Quagliarella davvero senza limiti. Il numero 27 eguaglia il record di Batistuta di giornate di Serie A consecutive a segno e a fine anno si laurea capocannoniere (26 reti), venendo premiato come miglior attaccante del campionato. Con le vittorie a Marassi contro Genoa (2-0) e Juventus (2-0) finisce il triennio di Giampaolo, che si congeda con un più che onorevole nono posto.

A raccogliere l’eredità della panchina blucerchiata è Eusebio Di Francesco. Tuttavia le cose non vanno come sperato e dopo un inizio decisamente al di sotto delle aspettative le strade si dividono. È Claudio Ranieri l’uomo scelto per l’impresa di salvare i blucerchiati dal disastroso ultimo posto, figlio di una sola vittoria in sette turni di campionato. Il tecnico romano, fortemente voluto dalla presidenza, riesce a riassestare la squadra, traghettandola in poche settimane fuori dalla zona retrocessione, anche grazie alla vittoria nella sua prima stracittadina genovese (0-1, Gabbiadini). Il cammino è rischioso e accidentato, ma la squadra si dimostra più forte delle difficoltà e dopo lo stop del calcio per l’emergenza COVID-19 ottiene i punti necessari per la conferma in Serie A, raggiunta con quattro turni d’anticipo. Quanto basta per essere la miglior squadra di Genova per rendimento.

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