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L’esterno lituano, alla sua seconda stagione alla Sampdoria, fa affidamento sull’unità di intenti della squadra ed elogia i baby: «Siamo un bel gruppo e i giovani stanno crescendo nella maniera giusta».

A proposito di casa tua, in Lituania sei stato eletto miglior calciatore 2008 e sei particolarmente amato. Tornerai lì a fine carriera?
«Alla fine della mia carriera calcistica ho ancora tempo per pensarci. Ho appena compiuto 28 anni, penso a giocare e penso ai miei figli che devono finire la scuola. Di sicuro avrò due possibilità: rimanere in Italia o tornare in Lituania. Sceglierò serenamente. D’altronde sono quasi otto anni che sono qui da voi, in un certo mi sento di essere, tra virgolette, italiano. Nel vostro paese ormai, anche grazie alle belle persone e ai bravi calciatori che ho incontrato in questo periodo, non mi fanno più sentire uno straniero».
Alla Sampdoria siete quasi tutti italiani, qualche straniero e parecchi giovani.
«Con questo bel gruppo penso che possiamo fare davvero bene. Ci sono tanti giovani bravi e rispettosi, che vedo allenarsi bene e crescere nella maniera giusta, facendo l’esperienza necessaria».
Quest'anno poi, dopo un bel periodo insieme a Brescia, hai ritrovato Daniele Mannini.
«Sono davvero contento. Quando è arrivato Daniele ho pensato che ogni tanto qualcuno lo si ritrova. Sono felice di rincontrarlo e di poter giocare nuovamente con lui».
Dove può arrivare questa Samp?
«Per la mia esperienza, non dico mai dove potremo arrivare. Mi sento di dire che tutti insieme, uniti possiamo andare lontano. Quanto lontano non lo so, solo il tempo lo può dire; ma ripeto siamo veramente un bel gruppo, sia i ragazzi sia tutto lo staff e questo è un punto di partenza».
Lo staff è cambiato e con lo staff il modulo, che non è più lo stesso della scorsa stagione.
«Con il 4-4-2 di Del Neri penso che siamo sulla buona strada. Poi quello di terzino destro è il ruolo che preferisco, ci ho giocato spesso e ci gioco in Nazionale. Per questo ruolo il mister mi chiede concentrazione, di dare tutto in campo. Lo ripeto spesso: per me l’importante è giocare, cercare di farlo bene e arrivare così a risultati importanti».
Di sicuro c’è voglia di migliorare e migliorarsi. Anche dal tuo punto di vista?
«Certo, il mio obbiettivo fare ancora meglio di quello che ho fatto l’anno scorso. Intendo fare vedere chi è Marius Stankevicius e a quale livello può arrivare ancora».
Com’è la vita in ritiro? Il tempo libero come lo impieghi?
«Guardo più che altro film, sento gli amici e soprattutto la mia famiglia che non mi fa mai mancare sostegno e mi dà forza. Poi giochiamo spesso a ping pong: Reto Ziegler è il più bravo ma anche Castellazzi e Mustacchio che è appena rientrato non sono per niente male».
Nella foto Pegaso, Marius Stankevicius si allena sul green del “Benatti”.
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