La promessa di Mihajlovic: «Sarà
«Non esiste un modulo
che ti possa garantire la vittoria. Prima del modulo devi sistemare la
testa, sennò non vinci».
Sinisa Mihajlovic, al primo confronto con la stampa, dimostra di
avere le idee chiare e racconta ai cronisti di come la sua Sampdoria dovrà
lavorare più sulla condizione psicologica che non sulle tattiche. «Se non riesci a
sistemare la testa non puoi lavorare sul modulo – sostiene il mister una volta concluso il preambolo -. Certamente, però, io
ho in mente uno schieramento per mettere i miei giocatori nella
situazione di dare il massimo. Ad esempio, potrei dirvi di un 4-2-3-1
o di un 4-3-3. A me a tre dietro non piace giocare. Ma non è detto che
siano questi i nostri moduli».
Zero.
«Io sono appena arrivato,
conosco alcuni giocatori, ma non conosco tutti – replica a chi gli
chiede chi faccia parte del suo progetto e cosa vada cercato nel
mercato invernale -. Non sono potuto venire subito per via della
nazionale, ma avremo tempo per valutare. Qui tutti partono da zero:
non meravigliatevi se giocherà qualcuno che non ha mai giocato, io
guardo il campo, il comportamento, e cosa si merita ognuno. Non guardo in faccia
nessuno. Ho due mesi per lavorare con loro, poi si vedrà».
Modo.
«Tranquillità e
serenità, ecco di cosa hanno bisogno ora i calciatori – dice
Mihajlovic riferendosi alla sua cura per il mal di classifica -.
Voglio che sappiano che si può perdere, ma che c'è modo e modo di
perdere. Non mi sono mai arrabbiato con un mio giocatore per un
passaggio o un gol sbagliato, ma se uno non lotta sino alla fine, io
mi incazzo come una iena, ed è un casino. Non credo che succederà,
comunque».
Contento.
«Se
la Sampdoria si fosse trovata in un'altra situazione di classifica io
non sarei qui – spiega mettendo a fuoco il momento dei blucerchiati
-. Io sono dispiaciuto del fatto che la Samp si trovi in questa
posizione, ma sono molto contento di essere tornato perché qui ho
passato quattro anni fantastici. Sarà dura ma ci salveremo. Il campionato? Rispetto
all'anno passato ci sono cinque, sei o sette squadre che si giocano
l'Europa e tutte le altre che lottano per non retrocedere. Non ci saranno né Udinese né
Catania di turno capaci di inserirsi in alto, per questo
saremo in molte implicate nelle zone calde e sarà dura salvarsi».
Difensiva.
«Non posso porre
obiettivi a lungo termine – spiega Sinisa senza cadere in false promesse -,
ma siamo tutti impegnati a salvare la Sampdoria, altrimenti non sarei
qui. Dobbiamo concentrarci tutti in questi sei-sette mesi e ce la
faremo, anche se sarà battaglia sino alla fine. Io sono un tipo
positivo, più difficile è meglio è, per me».
Poi una nota di campo: «Non
giocando bene è difficile fare punti, però non è facile farlo in poco tempo. Sono stato
chiamato per questo e cercherò di farlo nel minor tempo possibile.
La prima cosa da sistemare è la fase difensiva, poi verrà il
resto».
Condizionato.
«Maresca?
Se sta bene per me sono tutti disponibili – racconta ai giornalisti
-, poi dipende da loro. Se ho sentito Krsticic o De Silvestri in
quanto miei ex giocatori? No, ero in contatto con i due direttori e
mi hanno raccontato loro quale fosse la situazione. E poi io voglio
vedere con i miei occhi e non voglio essere condizionato: voglio
vedere sul campo cosa accade. La squadra è giù psicologicamente
perché non arrivano i risultati, ma sono giovani e a loro servono fiducia e
tranquillità».
Mancini.
Poi, in chiusura, un accenno al suo rapporto con Mancini e su cosa si
siano detti quando è arrivata la chiamata da Corte Lambruschini.
«Roberto
e io ci conosciamo da vent'anni, siamo quasi fratelli – chiude il mancino ex jugoslavo -,
abbiamo giocato tanto assieme e ci chiamiamo e confrontiamo
tutti i giorni. Ma di questo non abbiamo parlato. Anche se è
stata una scelta difficile per me abbandonare il mio paese, non ci
ho messo molto ad accettare l'offerta della Sampdoria».
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