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Mihajlovic: «Sono fiducioso: sarà

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Mihajlovic: «Sono fiducioso: sarà

Il
capitano da una parte, il vice dall'altra. Scortato da Daniele
Gastaldello e Angelo Palombo, Sinisa Mihajlovic è tornato di fronte ai media
alla vigilia di Inter-Sampdoria, la seconda delle tre sfide da
amarcord che il calendario ha messo di fronte al tecnico serbo.
«Rimettere piede a San Siro è sempre un'emozione per me – rivela il
mister blucerchiato, nerazzurro da calciatore dal 2004 al 2006 e da vice di Roberto Mancini dal 2006 al 2008 -. È sempre bello giocare lì, è
davvero la Scala del Calcio. Sono stati quattro anni
bellissimi, abbiamo giocato bene e vinto tanto. L'emozione però
sparirà quando inizierà la gara».

Come
sta la sua Samp sul piano fisico e mentale?

«Abbiamo
avuto qualche acciacco, ma a parte Krsticic squalificato, gli altri
sono tutti disponibili. Si lavora di settimana in settimana, i
ragazzi sono concentrati e apprendono subito. Sono fiducioso: anche
la partita di domani è stata preparata bene. Sarà una gara
difficile ma noi faremo la nostra parte».

Si
va al "Meazza" per fare punti dunque?

«La
mia mentalità è offensiva: a me non piace giocare per non perdere,
ma giocare per vincere. Noi vogliamo avere il nostro modo di giocare,
il nostro atteggiamento dovrebbe essere sempre quello visto con la
Lazio. Ci vorrà un po' di tempo per far sì che i ragazzi assimilino
tutto, ma stiamo lavorando bene. Mi piace giocarmi la partita, ma con
equilibrio, non certo tutti all'attacco».

Il
sistema di gioco sul quale sembra deciso a puntare sarà lo stesso
anche domani?

«Non
esiste un modulo che ti faccia vincere le partite, bisogna trovarne
uno che meglio si addica ai giocatori in rosa. Con i nostri il
4-2-3-1 si può fare, ma è un modulo molto offensivo e serve un
sacrificio da parte degli attaccanti. Se loro faranno bene la fase
difensiva non ci saranno problemi con questo assetto.
Possiamo
partire così e poi passare al 4-3-3, ma sono convinto che entrambi i
moduli vanno bene per noi e di
sicuro non mi piace adattare il modulo a seconda degli avversari».

Lei
batte molto sulla precisione del primo passaggio. È un aspetto così
fondamentale?

«Sì,
il primo passaggio è importante e deve essere un passaggio semplice.
I ragazzi in allenamento mi seguono: è una soddisfazione e un
piacere avere una squadra che ti segue».

E
anche fuori la seguono al ristorante…

«Certe
cose, come la cena di gruppo in settimana, servono per
l'aggregazione. Sono piccoli particolari, ma sono importanti. Bisogna
sempre pensare positivo e crederci sempre, tutto fa».

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