Gasparin elogia Di Carlo: «Lavora sempre per migliorarsi»
Il direttore generale accoglie a braccia aperte l'amico tecnico: «Era un calciatore che aveva i contenuti che oggi rispecchiano il suo modo di essere allenatore».

Rapporto. Sergio Gasparin, però, il buon Di Carlo lo conosceva già. Eccome se lo conosceva. Insieme – l'uno dirigente, l'altro giocatore – furono protagonisti dell'avventura di quel Vicenza dei miracoli, capace di vincere una Coppa Italia nel 1997 e di sfiorare, addirittura, la finale di Coppa delle Coppe l'anno dopo. Una soddifazione che lega i due da una grande amicizia. Una soddisfazione, insomma, che si spera si possa ripetere anche in blucerchiato: «Con Di Carlo la conoscenza è datata – ammette subito Gasparin -. Venne acquistato dal Palermo e, con la maglia del Vicenza, fece la cavalcata dalla Serie C fino alla semifinale di Coppa delle Coppe contro il Chelsea. Era un giocatore che aveva i contenuti che oggi rispecchiano il suo modo di essere allenatore: determinazione, applicazione, lavoro continuo per migliorare e per migliorarsi».
Qualità. «Vi racconto un aneddoto – dice poi il direttore generale blucerchiato -. Quando la squadra venne promossa in B, lui non era tra i giocatori tecnicamente più eccelsi; tuttavia, a distanza di tre anni, con la promozione nella massima categoria, venne eletto miglior giocatore della Serie A al termine del girone di andata, tramite una votazione fatta dai colleghi calciatori e allenatori. Questo è significativo e tale caratteristica se la porta dietro come allenatore. In ogni caso, bisogna sottolineare che queste sono le qualità che io ho apprezzato come giocatore; come allenatore, invece, la scelta è ricaduta sul suo nome, in accordo con la società tutta, per altri fattori: su tutti la sua grande professionalità».
Nella foto Pegaso, i sorrisi di Sergio Gasparin e Domenico Di Carlo all'interno della Sala dei Trofei.
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