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La Sampdoria piange Francis, lo striker nel cuore della Sud

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La Sampdoria piange Francis, lo striker nel cuore della Sud

Trevor non cammina più sull’acqua. Adesso vola. Vola lassù, in dribbling tra le nuvole, nel cielo delle leggende. Le nostre leggende. Un club speciale, di campioni senza tempo, dove Trevor Francis entrò di diritto nell’estate dell’82, quella in cui mandò in delirio il traffico del centro. Gli bastò affacciarsi dal balcone della sede di via XX Settembre per capire di aver fatto la scelta giusta. Genova, la Sampdoria, la Gradinata Sud. Una città, una società, una tifoseria che oggi, a distanza di 41 anni, piangono tutti la sua scomparsa. Notizia improvvisa, gelo e brividi nell’afa di fine luglio: lo striker non c’è più. Un attacco di cuore lo ha colpito nella sua casa di Marbella. Aveva 69 anni e gli ultimi sei li aveva vissuti senza la compagna di una vita, la moglie Helen, mancata nel 2017.

L’amore cominciato a prima vista… Trevor, Helen e il piccolo Matthew non ci misero molto ad ambientarsi nella nuova realtà. Paolo Mantovani del resto, che lo aveva fortemente voluto e pagato 2 miliardi di lire dal Manchester City, non faceva mancare nulla ai suoi pupilli. E Francis, convinto in poche ore con un blitz estivo a Montecarlo, era uno di loro: campione assoluto, centravanti della nazionale inglese, due volte campione d’Europa con il Nottingham Forest, Trevor incarnava alla perfezione l’ambizione del presidente e della sua creatura neopromossa. Il numero 9 partì forte, proprio come la Samp, ma una serie di infortuni cominciò a tormentarlo.

Nonostante questo – o forse anche per questo – la gente stravedeva per lui. Lo striker di Plymouth ripagava con sorrisi e sprazzi di classe – memorabile la doppietta a San Siro, all’Inter, alla prima di campionato ’83/84 -, contribuendo con 9 reti alla conquista della Coppa Italia ’84/85, il primo trofeo della Sampd’Oro. Le strade si separarono nell’86 dopo 105 presenze e una trentina di gol; si divisero ma mai completamente. Il suo ritorno sotto la Sud nel 2012, con maglia blucerchiata in bella mostra nel pre-partita di un derby vinto, fu l’occasione ideale per rinsaldare un rapporto speciale. E non solo. Servì a farlo conoscere a chi – per ragioni anagrafiche – non lo aveva mai visto giocare. Raccontare chi fosse Trevor Francis ai sampdoriani di domani: una missione da oggi in poi più viva e doverosa che mai.

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