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Fiorillo e Marilungo: «Adesso sotto con la semifinale»

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Fiorillo e Marilungo: «Adesso sotto con la semifinale»

Il portiere chiude la strada al Palermo con alcune parate di gran classe, l'attaccante firma un gioiello. E per entrambi «è un piacere crescere in questa squadra».

19_golmarilungoNon sono solo quei cento metri che a Bogliasco separano il campo della Primavera dallo spogliatoio di Cassano, a fare della stagione di Marilungo e Fiorillo un anno bello e insieme complicato. Si chiama responsabilità, il peso più grosso: la responsabilità di difendere i trofei del 2008, la responsabilità di tenere fede alle promesse e al proprio talento, la responsabilità di scendere dalla prima squadra e sapere – sempre e comunque – come ritrovare stimoli e misure per brillare anche in Primavera. Guido e Vincenzo hanno le spalle larghe.

La crescita di Marilungo. Per dire, Marilungo mercoledì sera (ieri) era in Uefa, a cercare di raddrizzare una partita che il Doria ha finito per perdere. Il rischio, passando al pomeriggio di San Giuliano Terme, è quello di fregarsene. No: «E' che io voglio vincere sempre, tutte le partite», spiega sincero lui. Che in un anno è andato anche oltre i progressi che fosse lecito aspettarsi: gioca con una sicurezza e una decisione che, unite alla fantasia e alla tecnica che tempo fa spuntavano fuori solo a sprazzi, ne fanno un fuori-concorso per il Viareggio e per la stessa leva. Guido sorride ancora, ma vola basso: «Abbiamo lavorato sulla forza, tutto qui. E poi la sicurezza viene strada facendo, ogni volta che giochi bene quella successiva tutto è più facile». Sposti il discorso sul Doria, e il senso è uguale: più si va avanti nel Viareggio (l'unico, grande trofeo che manca ancora al gruppo di Pea), più questa squadra cresce. «E adesso viene il difficile – riprende Marilungo -. Fin qui è andata bene, col Palermo siamo stati bravi e vogliamo fare uguale anche in semifinale».

La naturalezza di Fiorillo. L'altro, Fiorillo, tra i pali ci sta come un bar nella piazza di un paese: non potrebbe stare da nessun'altra parte, per essere se stesso. E para, anche quando il Doria vince facile – tre o quattro numeri dei suoi, nel secondo tempo, a tenere chiusa una partita che si sarebbe potuta riaprire. «Bisogna restare concentrati – dice lui, come fosse semplice -, e poi un portiere si stanca meno, di testa, rispetto ai compagni: mi ha fatto piacere essere pronto, dare una mano quando il Palermo cercava di tornare in gioco». Mano, e mani, che Pea conosce bene: «Lui è un grande allenatore, non ci piove. Solo uno bravo poteva darci la sveglia nell'intervallo, l'altro giorno contro la Serie D, e solo uno più che bravo poteva creare con un gruppo giovane e nuovo l'identità tattica che ci ha dato lui: non se l'aspettava nessuno, di essere subito così competitivi, e grazie a Pea siamo qui. E poi mi fa crescere pensando ad un futuro in prima squadra, mi stima come mi stimano i compagni: giocare per lui, e giocare in questa squadra, è un piacere». Come un piacere è vederlo giocare, Fiorillo. E sentirlo dedicare prestazione e vittoria a chi è sempre stato al suo fianco: «Penso a mio papà e mia mamma, che sono sempre al campo a vedermi. Penso ai miei fratelli genoani, che mi seguono nonostante il tifo. Penso alla mia compagna e ai miei amici di Oregina (il suo ombelico del mondo, n.d.r.) Francesco e Matteo. E adesso penso alla semifinale». Così, con lui e Marilungo, è anche più facile pensare in grande.

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Nella foto Pegaso, il capolavoro di Marilungo che ha chiuso i conti col Palermo.

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