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Mihajlovic non lascia, raddoppia: «Battiamo il Cagliari e restiamo in alto»

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Mihajlovic non lascia, raddoppia: «Battiamo il Cagliari e restiamo in alto»

La vittoria di Bergamo è stata propedeutica alla gara di sabato contro il Cagliari: senza i tre punti raccolti con l’Atalanta, questa con i sardi sarebbe stata una partita ridimensionata in ottica di alta classifica. «Dall’inizio del girone di ritorno abbiamo fatto 6 punti, all’andata ne avevamo 14 – introduce Sinisa Mihajlovic dalla sala stampa del “Mugnaini” -, ora è necessario vincere per restare in alto. Abbiamo rispetto del Cagliari, che è una buona squadra e ha raccolto meno di quanto avrebbe meritato, ma noi siamo più forti di loro e giochiamo in casa: dobbiamo vincere, ripartendo dal secondo tempo di domenica scorsa».

Arrabbiatura. «Il Cagliari non può e non vuole perdere – dice il tecnico balcanico, mettendo in guardia su una gara frettolosamente declassata come semplice -, se dovesse essere battuto a Genova avrebbe un piede in Serie B. Noi dovremo fare come nei secondi 45 minuti con l’Atalanta, perché se prendiamo gol all’inizio e andiamo in svantaggio mi arrabbio. Se è vero che siamo più forti di loro è anche vero che se questa partita non si affronta nella maniera corretta diventa molto difficile».

Orizzonte. In più, oltre al fatto che vincere non è mai semplice, Mihajlovic ha ben chiaro cosa si affaccia all’orizzonte del calendario: Roma, Inter, Fiorentina e Milan. «La gara di domani è molto importante – analizza il serbo -, perché avremo poi delle sfide difficili in sequenza. E per di più tre di questi quattro impegni saranno in trasferta. Se vogliamo restare là in alto non possiamo sbagliare».

Divertire. «Non ho mai avuto dubbi su questa squadra – fa annotare ai cronisti sui taccuini l’allenatore di Vukovar -, magari li hanno avuti i tifosi o i giornalisti. Noi sappiamo chi siamo e cosa possiamo fare. A mercato aperto avevo detto che quando saremmo stati a posto fisicamente avremmo visto il nostro valore: siamo sulla buona strada, serviva solo un po’ di tempo. Possiamo ancora migliorare. Abbiamo le carte in regola per divertire e divertirci. Noi daremo il massimo, anche questo sabato, perché se sbagliamo in un paio di settimane si può finire settimi o ottavi e far dimenticare quanto di buono è stato fatto».

Rosa. Parco giocatori della Sampdoria: 29 tesserati, più o meno dello stesso livello. «Abbiamo una buona rosa – dice Miha -, che vale il posto dove siamo. L’abbondanza? Non è un problema, ma propone dolci dubbi, perché comunque si gioca in undici. Sta ai ragazzi mettersi a disposizione. Sceglieremo i migliori gara per gara, cercando di comprendere quali sono in base a stato fisico, esigenze e avversari. I miei devono solo dare il massimo sia che partano dall’inizio sia che subentrino, come fatto sino ad ora».

Fisico. Facendo un passo indietro, la sfida dell’andata al “Sant’Elia” fu una partita double-face, un po’ come con l’Atalanta, solo a frazioni invertite. Questioni di ritmo? «Facemmo bene per un tempo, anzi sino al rigore di Cacciatore – ricorda Sinisa -. Poi venne fuori il Cagliari, che comunque è una squadra di tutto rispetto, e rischiammo anche di perdere. Non fu una questione di fisica, come non lo è stata nelle partite con Palermo e Sassuolo, riguardo alle quali qualcuno ha detto che eravamo stanchi. Non c’entrava il fisico, perché i test dicevano alto; però è difficile mantenere lo stesso ritmo per 90 minuti: tutti vorremmo fare come il Bayern Monaco, ma non è facile, pur lavorandoci su».

Ritiro. Una settimana fa, Mihajlovic si espose dicendo per intero la formazione che sarebbe scesa in campo, e questa volta qualcuno ha provato a lanciare la domanda al lazo: «Ho dei dubbi: tre dubbi. Non so ancora, ma ho due allenamenti per valutare. Eto’o questa volta è punto certo? Boh, ne siete sicuri? Comunque qualcuno in panchina dovrà sempre andare, ma la concorrenza sana fa bene a tutti». Poi, prima di salutare, il mister svela un retroscena, tra il serio e il faceto: «Mi vedete come un “sergente di ferro”, ma sappiate che la squadra ha scelto di non fare il ritiro e io non ho potuto dire nulla. Ho dato loro fiducia, se non ci saranno problemi d’approccio continuerò a starli a sentire, altrimenti già sanno che esistono ritiri da quattro o cinque giorni».

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